L’Europa e i morti di Vieux-Berquin

di Guido Talarico

E’ arduo fare una classifica delle cose più abiette che la nostra epoca ci costringe a vivere. Quotidianamente dobbiamo fronteggiare comportamenti che vanno dal fastidioso al ripugnante e che sono quasi sempre figli dell’ignoranza. Tra questi ve n’é uno che personalmente trovo particolarmente difficile da accettare. E’ l’antieuropeismo. Lo dico senza inglesismi: trovo idiota essere “contro” l’Europa. Provo a spiegare perché raccontandovi quello che ho vissuto lo scorso fine settimana. In poco più di 48 ore, per ragioni di famiglia e di lavoro, mi sono trovato a visitare quattro paesi europei e quasi una decina di regioni. Sabato mattina sono andato a pranzo da amici ad Amelia, in Umbria, il pomeriggio sono andato a Parigi, dove ho dormito. La domenica mattina con una macchina affittata sono andato in campagna vicino a Lille per un pranzo della famiglia di mia moglie Sophie. Dalla Francia sono poi andato in Olanda a Maastricht dove la sera ho festeggiato il compleanno di mio figlio Giulio che studia lì. Lunedì mattina ho lasciato i Paesi Bassi e sono andato a Bruxelles dove avevo due appuntamenti di lavoro. Da Lì infine a Parigi per poi la sera rientrare a Roma.  Italia – Francia – Belgio – Olanda in poco più di due giorni senza incontrare barriere, senza capire dove finiva un paese e cominciava un altro. Per chi è come me un figlio degli anni 60, cioè della generazione che ha vissuto i conflitti mondiali attraverso i racconti dei propri genitori e la guerra fredda in diretta, un tour del genere rimane una sensazione piacevole. Anzi una conquista. Io sono andato a Berlino, a Praga o in Jugoslavia quando ancora c’era quella cosa terribile che era la cortina di ferro e mi ricordo bene quale orrenda sensazione fosse vivere da separati nello stesso continente, divisi in casa nostra per scontri tra due blocchi contrapposti da interessi materiali ed ideologici confliggenti. Si, me li ricordo i confini, i controlli, i muri, i fili spinati, le guardie, i morti e i drammi vissuti da milioni di persone. E ancora di più mi ricordo gli sguardi dei miei coetanei che stavano dalla parte sbagliata dei muri. Ragazzi oppressi, vessati nei loro bisogni più semplici e per questo capaci dei sacrifici più umilianti per un paio di blue jeans o una calza di nylon. Mi ricordo bene loro e i sentimenti di noi che stavamo dal lato fortunato della barriera. La gioia di chi si sente miracolato per avere scampato un pericolo terribile ma che allo stesso tempo è pervaso dalla rabbia dell’impotenza. Tuttavia la cosa che più ha acceso la mia indignazione contro l’atteggiamento antieuropeista che alligna in molti nostri conterranei di oggi non è stato questo pur bellissimo viaggio senza frontiere fatto in giro per l’Europa nello spazio di un week end. Ciò che mi ha colpito profondamente è stato il racconto di mio suocero Bernard sul suo paese di origine, Vieux-Berquin, che si trova poco lontano da Lille in quel territorio che una volta erano le fiandre francesi. Eravamo per puro caso lì, lui mi ha preso per mano e mi ha portato nel mezzo della via principale del paese. “La vedi questa strada”? – mi ha chiesto – “per anni durante la prima guerra mondiale è stata la linea del fronte. Si è combattuto casa per casa, con tutte le famiglie del posto impegnate a difendersi. Un giorno si avanzava di quattrocento metri un altro si indietreggiava di trecento. Così per anni con tutte le famiglie del paese in prima linea”. Poi ci siamo spostati di pochi metri nella piazza principale del paese a guardare il monumento ai caduti. Sulla lapide centinaia di nomi. Intere famiglie decimate. E di paesi così ne esistono tanti. “Sentire quelli che parlano male dell’Europa è uno scandalo”, mi ha detto Bernard. Ha ragione. E’ proprio uno scandalo, un turbamento della sensibilità morale di quanti hanno dato la vita per unire un continente fatto di popoli che si sono combattuti per millenni. Tutti i guasti di Bruxelles, le cose da migliorare o correggere non potranno mai giustificare il desiderio di divisione dell’Europa. Criticare per migliorare ha un senso, criticare per distruggere è un’aberrazione, uno scandalo appunto. Ma la memoria dei nuovi populisti è corta o forse troppo sensibile al “fascino” dei sostegni di quanti, russi, cinesi o americani che siano, hanno interesse ad avere un’Europa debole e divisa. O forse la memoria dei nuovi populisti e dei loro adepti è soltanto labile, come le pile dei nostri cellulari che dopo tre o quattro anni diventano esauste e ci impongono di comprarne l’ennesimo. Si forse è proprio così, in Europa si aggirano sempre più ampie fasce di popolazioni allevate alla superficialità che dimenticano l’orrore dei muri e i sacrifici dei caduti di Vieux-Berquin. A tutto questo tocca porre rapido rimendio, prima che si esaurisca la memoria collettiva, prima che sia troppo tardi. (Foto, dall’alto: il municipio di Vieux-Berquin, la strada principale e il monumento ai caduti)