Guida WTO: corsa al femminile, favorita la Kenyana Amina Mohamed

 

di Velia Iacovino

Sta per concludersi in seno al Consiglio Generale del Wto, presieduto dal neozelandese David Walker,  il secondo round di consultazioni che dovrebbe restringere ulteriormente da cinque a due la rosa dei candidati tra cui verra’ scelta la futura guida dell’Organizzazione mondiale del commercio, dopo le dimissioni formalizzate in agosto del brasiliano Roberto Azevêdo. Una partita importante, la nomina del nuovo direttore, che si gioca non solo in un momento di grave crisi globale, provocata dall’epidemia Covid 19, ma anche in un momento caratterizzato da fortissime tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, con l’amministrazione Trump che per mesi ha minacciato di uscire dal Wto, paralizzando il delicato sistema di ricorso per la risoluzione delle controversie.

Appena si e’ aperta la gara otto erano i contendenti ai nastri di partenza. Il 7 settembre, al termine del primo giro di fitti e frenetici colloqui tra i rappresentanti dei 164 paesi che fanno parte dell’organismo , tre gli eliminati: Abdel-Hamid Mamdouh (Egitto), Jesús Seade Kuri (Messico) e Tudor Ulianovschi (Moldavia).

In gara sono rimasti per ora Amina Mohamed (Kenya), Ngozi Okonjo-Iweala (Nigeria) e Yoo Myung-hee (Corea del Sud), Liam Fox (Uk) e Mohammed Al-Tuwaijri (Arabia Saudita).  La prossima data cruciale e’ quella del 6 ottobre quando si conosceranno i nomi dei due concorrenti finali, che avranno poi un mese di tempo per aggregare consensi intorno al loro nome. Il 7 novembre infatti Walker, che guida la procedura di selezione, conta di arrivare alla proclamazione del vincitore.

Finora  nessuna donna e nessun africano ha ricoperto la prestigiosa carica. E forse non e’ un caso, che non piu’ di due settimane fa la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, abbia lamentato la scarsa presenza femminile ai vertici delle istituzioni e organizzazioni economiche di tutto il mondo. La parola donna e’ finita cosi’ per diventare il mantra delle elezioni in corso al Wto. Donna, termine accanto alla quale ne ricorre un altro : africana…E in questo caso le candidate a contendersi lo scettro per lo stesso continente sono due: la nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala e la kenyota Amina Mohamed.

Inutile dire che i loro curricula, come del resto quelli degli altri contendenti,  sono di altissimo profilo, ma e’ il nome di Amina Mohamed quello che sembra raccogliere piu’ consensi e ricorrere con frequenza maggiore sul web. Ex ministro degli Esteri del Kenya, 58 anni, ha già presieduto i più importanti settori del Wto fra cui la Conferenza dei Ministri e il Consiglio generale. E’ fortemente sostenuta dal suo paese e dai paesi della Comunita’ dell’Africa dell’Est e della Comunita’ economica delle nazioni del Sud Africa, Sadec, ma soprattutto e’ una politica raffinata e accorta, dalle grandi doti diplomatiche, che crede fermamente nella necessita’ di “riformare, recuperare e rinnovare” il Wto. “Dobbiamo esaminare le regole, rafforzarle e negoziarne di nuove in modo che siano adatte allo scopo”, ha ripetuto in piu’ di un’intervista decisa anche a rilanciare in chiave nuovo il ruolo all’interno di Stati Uniti, Cina e Unione Europea all’interno dell’organizzazione e ricomporne le fortissime divergenze.

Quanto alla nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala, supportata dall’Ecowas, ex ministro delle Finanze del governo di Abuja, pur avendo tutte le carte in regola per ricoprire l’incarico per il quale e’ in corsa, ha un precedente che non certa sembra favorirla: nel 2012 perse la gara per la poltrona ai vertici della Banca Mondiale, per il mancato sostegno statunitense, sostegno che non ha del tutto recuperato. Ngozi inoltre non sembra godere neppure, a quanto pare, neanche, del supporto dell’Unione Africana, che alla prima scelta le ha preferito il candidato Abdel-Hamid Mamdouh, poi eliminato.  Il testa a testa finale potrebbe dunque avere come protagonisti  Amina  Mohamed e la terza signora in gara, Yoo Myung-hee, ministro del Commercio della Corea del Sud, che ha un background impeccabile, ma la cui nomina ai vertici del Wto rischierebbe, secondo gran parte degli analisti,  di aumentare e non di allentare le tensioni, essendo Seul coinvolta in una controversia commerciale con il Giappone.