Attentati in Francia: Macron, Erdogan e la mala satira

di Velia Iacovino

E’ terrificante quello che sta accadendo in Francia e di nuovo a causa delle vignette anti-musulmane pubblicate dal giornale Charlie Hebdo su Maometto, nuove vignette sull’onda di quelle che il 7 gennaio 2015 spinsero i  fratelli Kouachi, di origine algerina, a uccidere 12 persone. Una orrenda strage, alla quale si lega l’episodio avvenuto lo scorso 16 ottobre nella periferia di Parigi a  Conflans Sainte Honorine, dove un 18enne di origine cecena, Abdullakh Anzorov, ha decapitato il professore di storia e geografia Samuel Paty, dopo aver visto online il video del dibattito promosso dall’insegnante nella sua classe proprio sulle famigerate caricature.

Sono seguite  le dichiarazioni del presidente Emmanuel Macron, le cui parole sono suonate come un  grido di guerra senza distinguo contro l’Islam. E poi, il 30 ottobre nella Cattedrale di Notre Dame a Nizza un altro gravissimo attacco: un giovane tunisino, armato di coltello ha massacrato tre persone, due donne e un uomo, per poi essere braccato, ferito e arrestato. Un gesto, organizzato, a quanto finora emerso, da una presunta cellula islamista.

E se il giro di vite anti-islamico annunciato dal presidente già a inizio dello scorso ottobre e ribadito dopo il caso Paty e dopo la strage di Nizza, con ampi riferimenti a Charlie Hebdo,  ha delle motivazioni politiche  – Macron di fatto si sta già preparando alla prossima battaglia elettorale, in cui il tema della sicurezza  sarà centrale- sorprendono i toni, che ha usato e che sono parsi offensivi alla vasta comunità musulmana francese, costituita da 6 milioni di persone, non tutte necessariamente terroriste, che si è sentita esclusa ed emarginata.

Ma quel che è più grave è che  le parole del presidente si stanno già prestando a pericolose strumentalizzazioni sulla scena internazionale, con il leader turco  Recep Tayyip Erdogan in prima linea che le ha riconfezionate trasformandoli in ordigni letali. L’uomo di Ankara, che insegue il sogno folle e impossibile di restaurare l’impero ottomano, rischia di accendere nuove micce in Medio Oriente nell’obiettivo preciso e anche ben chiaro di consolidare il suo potere di influenza sulla Libia e mettere mano alle risorse di gas  nel Mediterraneo in conflitto con Grecia e Cipro e i paesi della Ue, che partecipano alla spartizione, Italia compresa.

Giochi di potere che sfuggono alle masse musulmane, che da Dacca a Baghdad a Teheran sono scese nelle strade in questi giorni per protestare ancora una volta contro la mala satira di Charlie Hebdo, che serve solo da specchietto delle allodole. Mala satira si, ipocritamente difesa in Occidente in nome della libertà di espressione.

Ma c’è da chiedersi: cosa mi comunicano quelle vignette, se non un malcelato obiettivo di seminare odio e divisioni profonde, facendo pericolosamente leva sulla ignoranza, sulla paura che oggi è signora del nostro mondo? Che informazione utile veicola?

Ridicolizzare è un modo di esercitare il diritto di critica, cosa  sacrosanta. Ma la satira, come il resto dell’informazione giornalistica, ha pur dei limiti a cominciare dalla gratuità assoluta dell’offesa. Nel suo ruolo di cane da guardia della democrazia dovrebbe avere nel mirino i potenti, i leader politici, le grandi multinazionali,  atroci dittatori:  questo rientra nei suoi compiti. Non invece criminalizzare simboli intorno a quali si riconoscono comunità etniche o religiose, per altro in certi casi minoritarie sul territorio come è per i musulmani francesi.

Cavalcare l’onda del pregiudizio è estremamente pericoloso. E richiama in maniera inquietante alla mente i regimi autoritari e le dittature del Novecento. La satira fu infatti il più potente strumento di comunicazione utilizzato dal nazismo e dal fascismo contro gli ebrei, i neri delle colonie, gli omosessuali, i massoni, i bolscevichi  e tutte quelle aggregazioni invise al potere dominante. Furono organizzate mostre in Germania, Francia e Italia dedicate alle vignette che mettevano alla berlina i nemici del potere. Macron tutto questo certamente lo sa. Attenzione, dunque. E che il laicismo non diventi una nuova assolutistica religione, come avvenne durante il regime del Terrore del Comitato di Salute Pubblica, uno dei momenti più tragici della storia di Francia e della sua epica rivoluzione.

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