Nomine: Palermo verso la conferma in Cdp, Rai a una donna, Leonardo e Ferrovie in bilico

di Ennio Bassi

recovery-plan-opportunità-unicaLa partita delle nomine, tanto attesa e che tanti animi fa sospirare, sembra finalmente entrata nella sua fase finale. Per Cdp, ad esempio, la data ultima, in termini formali, è il prossimo 27 maggio. Da quel giorno sapremo cosa il Premier Mario Draghi avrà scelto per il bene del paese e come avrà gestito le pressioni dei partiti che su questi temi sono notoriamente molti sensibili. La partita nel suo complesso (in tutto sono circa 500 nomine) è delicata perché in ballo ci sono aziende di vitale importanza: Cassa Depositi e Prestiti, Ferrovie dello Stato, Leonardo, Rai tanto per fare i nomi più importanti. In più c’è il tema del Recovery Plan che accresce il peso di queste nomine. Basti pensare che le sole Ferrovie dello Stato dovranno gestire tutti i cospicui fondi (pare 60 miliardi) destinati ad ammodernare la nostra rete ferroviaria.

Il boccino, inutile dirlo, è interamente nelle mani del Presidente del Consiglio dei Ministri, che sceglierà, ormai è chiaro, seguendo due criteri: competenza e affidabilità. Vediamo dunque di capire con questo metodo chi può aspirare a salire sugli scranni più alti delle poltrone che più contano. Partiamo da Ferrovie. Qui la partita sembra ormai ristretta a due nomi: Carlo Tamburi, oggi Direttore Generale Italia di Enel, e Gianfranco Battisti, amministratore delegato uscente di Ferrovie. Hanno due ottimi Cv ed entrambi vantano, su sponde diverse, buone relazioni con la politica. Quindi qui il tema decisivo potrebbe essere quello della continuità o della discontinuità. In questo senso potrebbe apparire avvantaggiato Tamburi.

La seconda grande partita è quella di Cdp. Qui Draghi sembra avere affidato al Ministro dell’Economia, e forse il suo più stretto collaboratore, Daniele Franco una prima verifica delle candidature. Anche in questo caso i nomi più accreditati sembrano due: l’Ad uscente, Fabrizio Palermo, e con lui Dario Scannapieco, attuale vicepresidente della Banca europea degli investimenti (Bei), persona fidatissima e amico di vecchia data di Draghi. Circola anche un terzo nome, quello di Matteo Del Fante, attuale Ad di Poste Italiane, ma la sua è una candidatura è di fatto inesistente e per una ragione molto semplice e comprovabile. Del Fante a ritornare in Cdp perderebbe un sacco di soldi. Quindi è chiaro che resta dove sta. Scannapieco è un ottimo professionista, come dicevamo, ha un rapporto personale con il Premier, ma anche lui presidia una poltrona che è difficile mollare, anche perché se lo dovesse fare l’Italia rischierebbe di perdere il posto. Insomma, Palermo sembra essere quello di gran lunga favorito, anche per il semplice ma decisivo fatto che ha lavorato bene. Pare che lo stesso Franco abbia più volte espresso pareri di apprezzamento per quello che Palermo ha fatto sia con i governi precedenti che con l’attuale.

Di minore valore economico, ma di grande valore strategico, soprattutto per la politica è la partita della Rai. Visto che sulle altre poltrone le donne non arrivano neppure in short-list sulla Tv di stato si prova a compensare. Tra i nomi di possibili candidate spiccano quelli di Simona Agnes (figlia del più noto, e storico boiardo democristiano, Biagio, e per questo ben vista anche in Vaticano), di Laura Cioli (ex Rcs e Gedi) e dell’Ad di Open Fiber Elisabetta Ripa. Una partita tutta sua la sta giocando anche Mauro Masi, oggi presidente di Consap, utilizzando le sue storiche relazioni politiche. Formalmente i nomi dei candidati presidente e amministratore delegato li stanno cercando i cacciatori di testa di Egon Zehnder. Ma è del tutto evidente che poi la scelta sarà della politica. La soluzione ad oggi più credibile, e che sembra troverebbe anche Draghi d’accordo, è quella che vede Ferruccio de Bortoli e Paola Severini Melograni come possibili presidenti e, come amministratori delegati, Eleonora Adreatta (figlia di Beniamino), Fabio Vaccarono (Google) o Alessandro Bompieri (Rcs). Insomma, una scelta tra super professionisti per dare al Paese una Rai più indipendente.

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Infine, la questione più rognosa, vale a dire Leonardo. La ex Finmeccanica, non è in scadenza, ma naviga in brutte acque: formalmente la società ha chiuso in linea con le previsioni, ma chi sta in questo business e chi sa leggere i conti sa che Leonardo ha una cassa ai minimi termini, uno sviluppo commerciale insoddisfacente, una credibilità internazionale al suo punto più basso. Da tutto questo emerge male il profilo dell’Ad in carica Alessandro Profumo, che ai guai aziendali somma una serie di sue vicende giudiziarie personali assai penalizzanti, su tutte la condanna in primo grado a sei anni di reclusione per falso in bilancio e manipolazione del mercato per la contabilizzazione dei derivati nel bilancio di Banca Mps, di cui è stato presidente dal 2012 al 2015.

Va ricordato che la condanna di Profumo non è definitiva e che il cda di Leonardo ha dichiarato che non ci sono impedimenti formali nella permanenza di Profumo in carica. Di contro alcuni fondi (BlueBell Partners) ne hanno chiesto le dimissioni e, sul fronte politico, Io stesso ha fatto Matteo Salvini. Al contrario il Pd, avendolo nominato lo ha difeso. Per Draghi questa è forse la rogna più grave: guardando la questione in termini di mercato l’Ad sembra rappresentare più un fardello che un’opportunità, ma in termini politici le cose stanno diversamente. Profumo, oltre al blocco Pd ha un’altra solida carta da giocarsi, vale a dire quella di Roberto Cingolani, ex manager Leonardo, oggi Ministro alla Transizione Ecologica e uno dei ministri di punta del governo Draghi. Vedremo se prevarrà la logica dei risultati, quella della politica o dell’attesa, con gli scenari si chiariscono da soli grazie a fatti nuovi (ad esempio la perdita di una nuova gara internazionale).

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