Siglata la parte economica del nuovo contratto per il comparto Istruzione e Ricerca: coinvolti oltre un milione di lavoratori. Incrementi salariali, arretrati e nuove tutele tra i punti principali dell’intesa

A ridosso delle festività pasquali arriva la firma sulla componente economica del Contratto collettivo nazionale per il comparto Istruzione e Ricerca relativo al triennio 2025-2027. L’intesa interessa circa 1,2-1,3 milioni di lavoratori tra scuola, università, enti di ricerca e istituzioni Afam, e prevede un incremento medio degli stipendi pari a 137 euro lordi mensili.

Il governo rivendica il risultato come un passaggio significativo nel percorso di rinnovo dei contratti pubblici. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e la sottosegretaria Paola Frassinetti parlano di una svolta rispetto al passato, sottolineando la continuità degli interventi contrattuali. Dall’inizio della legislatura, evidenziano, sono stati siglati tre rinnovi che hanno portato a un aumento complessivo mensile di 412 euro per i docenti e 304 euro per il personale Ata.

Nel dettaglio, il nuovo accordo prevede aumenti medi di 143 euro per gli insegnanti e di 107 euro per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Sono inoltre previsti arretrati che, secondo le stime, variano indicativamente tra circa 815 e 1.250 euro, a seconda della posizione e dell’anzianità. Gli incrementi saranno distribuiti in tre tranche annuali a partire dal gennaio 2025 fino al 2027.

Tra le novità inserite nell’intesa anche l’introduzione di forme di tutela legale per il personale scolastico in caso di aggressioni, misura che sarà definita nel dettaglio con la parte normativa del contratto.

Soddisfazione è stata espressa dall’Aran, l’agenzia che rappresenta la pubblica amministrazione nelle trattative, con il presidente Antonio Naddeo che ha evidenziato la rapidità del negoziato e l’ampio consenso ottenuto. Tutte le principali sigle sindacali hanno infatti sottoscritto l’accordo, sottolineando però aspetti differenti.

La Cgil considera l’intesa una risposta iniziale alla perdita di potere d’acquisto, con aumenti in linea con l’inflazione. La Cisl mette in evidenza il superamento dei ritardi cronici nei rinnovi contrattuali, mentre la Uil definisce la firma un passaggio importante in un contesto economico complesso. Pareri positivi arrivano anche da Snals, Anief e Gilda.

Il contratto include anche il settore della ricerca, un elemento che la ministra dell’Università Anna Maria Bernini ha definito strategico, ribadendo il valore degli investimenti nella conoscenza come leva per lo sviluppo del Paese.

Complessivamente, considerando anche i due precedenti rinnovi, gli aumenti strutturali raggiungono una media di circa 395 euro mensili per il comparto e oltre 400 euro per i docenti. Il governo ha inoltre già annunciato lo stanziamento delle risorse per il successivo triennio 2028-2030.

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