Guerra e caro energia mettono sotto pressione l’Italia: mercati nervosi, spread in salita e crescita a rischio secondo Lorenzo Bini Smaghi

bini smaghi
LORENZO BINI SMAGHI PRESIDENTE SNAM

L’Italia entra in una fase delicata dal punto di vista economico.

Secondo Lorenzo Bini Smaghi, l’impatto della guerra in Medio Oriente rischia di colpire il Paese più di altri partner europei, a causa di una crescita già debole e di margini fiscali limitati.

L’aumento dei prezzi del petrolio e l’incertezza globale stanno rendendo i mercati finanziari più instabili, con effetti diretti sulla percezione del rischio italiano.

Spread in aumento e debito sotto osservazione

Uno dei segnali più evidenti arriva dallo spread, tornato a salire dopo mesi di relativa calma.

Se prima del conflitto il differenziale si era ridotto fino a circa 60 punti base, ora è risalito intorno ai 90. Un segnale chiaro: i mercati stanno diventando più cauti.

Per l’Italia, sottolinea Bini Smaghi, il problema è strutturale. Il Paese ha uno dei debiti pubblici più elevati e un deficit superiore al 3% del Pil previsto per il 2025.

In questo contesto, il giudizio degli investitori pesa più delle regole europee, perché limita la capacità di reagire a eventuali crisi.

Nessuna flessibilità dall’Europa sui conti

Sul fronte europeo non arrivano aperture.

La Commissione europea ha escluso al momento deroghe ai vincoli di bilancio richieste dal ministro Giancarlo Giorgetti.

Le regole del Patto di stabilità possono essere sospese solo in caso di recessione grave, condizione che per ora non si è ancora verificata.

Questo significa che eventuali interventi di spesa dovranno essere molto mirati. Il rischio, già visto in passato, è quello di introdurre misure temporanee – come bonus generalizzati – che poi diventano permanenti, aggravando il debito nel lungo periodo.

Energia: il vero punto debole dell’Italia

Uno dei principali fattori di vulnerabilità resta la dipendenza energetica.

Negli ultimi anni, l’Italia non ha investito abbastanza nelle fonti rinnovabili rispetto ad altri Paesi europei.

Il gas russo è stato sostituito con forniture da Algeria e Qatar, ma il risultato è una dipendenza ancora elevata dall’estero.

Questo rende l’economia italiana particolarmente esposta agli shock energetici: se i prezzi salgono, l’impatto su imprese e famiglie è più immediato e pesante rispetto ad altri Paesi.

Inflazione e rischio aumento dei tassi

Un altro fronte critico riguarda l’inflazione.

Se il conflitto dovesse durare a lungo e i prezzi dell’energia restare elevati, il rincaro potrebbe estendersi a beni e servizi, creando una spirale inflazionistica.

In questo scenario, la Banca Centrale Europea potrebbe essere costretta ad aumentare i tassi di interesse per contenere i prezzi.

Ma questo avrebbe un effetto collaterale importante: rendere più costoso il debito pubblico e rallentare ulteriormente la crescita.

Il rischio: crescita zero più vicina

Il punto centrale dell’analisi è chiaro:

l’Italia parte già da una crescita tendenziale tra le più basse d’Europa e ha meno strumenti per reagire agli shock.

Per questo, conclude Bini Smaghi, è più facile per il Paese scivolare verso una crescita zero rispetto ad altri Stati.

Una fase decisiva nei prossimi mesi

Molto dipenderà da due fattori chiave:

  • la durata del conflitto in Medio Oriente
  • la riapertura dello Stretto di Hormuz, cruciale per i flussi energetici

Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’Italia riuscirà a contenere l’impatto oppure se entrerà in una fase economica più critica.

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