La ricerca, realizzata per il Next Milan Forum, analizza come l’innovazione stia ridefinendo le economie globali, evidenziando al contempo il rischio di un ampliamento dei divari tra Paesi

Le tecnologie di frontiera stanno imprimendo una rapida trasformazione ai sistemi economici globali, ma la loro capacità di generare valore dipende sempre più da fattori abilitanti che hanno una diffusione disomogenea. Nei Paesi in via di sviluppo si concentra appena lo 0,1% della capacità globale dei data center, solo il 23% della popolazione ha accesso alla Rete e meno del 5% dispone di competenze digitali di base. Infrastrutture energetiche, connettività digitale, competenze egovernance istituzionale rappresentano oggi gli elementi determinanti della competitività tecnologica dei singoli Paesi. Nei contesti in cui tali condizioni sono solide, l’innovazione si traduce in crescita della produttività e sviluppo sociale. Dove invece risultano carenti, il rischio è che il progresso tecnologico contribuisca ad ampliare le disuguaglianze anziché ridurle.

Queste dinamiche sono al centro del paper “Innovation and Emerging Technologies: from Progress to Prosperity”, sviluppato da ISPI insieme al Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Italia nell’ambito del NEXT Milan Forum – Empowering Future Leaders, iniziativa promossa da ISPI, Università Bocconi e OECD, con Deloitte Italia in qualità di Official Knowledge Partner. L’evento riunirà a Milano, dal 4 al 6 maggio, oltre mille giovani leader tra i 20 e i 35 anni provenienti da più di 60 Paesi, offrendo un’occasione di confronto diretto con rappresentanti istituzionali e figure di rilievo internazionale. Tra i numerosi ospiti attesi figurano i Premi Nobel per la Pace Kailash Satyarthi e Ouided Bouchamaoui, il Premio Nobel per l’Economia Philippe Aghion, il Presidente della Banca Mondiale Ajay Banga, la Presidente per gli Affari Globali di Microsoft Lisa Monaco e l’astronauta ESA Luca Parmitano. Le implicazioni delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale saranno inoltre approfondite in una masterclass guidata dalla Global Chair di Deloitte, Anna Marks.

Secondo l’analisi ISPI-Deloitte, uno dei principali fattori alla base di una possibile “doppia velocità” tecnologica è la distribuzione disomogenea delle condizioni abilitanti. Nel 2025, solo il 23% della popolazione nei Paesi a basso reddito risulta connesso, a fronte del 94% nelle economie più avanzate, mentre circa 2,2 miliardi di persone restano ancora offline. Anche laddove la connettività esiste, persistono forti differenze qualitative: la copertura 5G interessa l’84% della popolazione nei Paesi ad alto reddito, ma appena il 4% in quelli a basso reddito. 

Un ulteriore elemento critico riguarda il capitale umano. Nei Paesi a basso reddito, meno del 5% della popolazione possiede competenze digitali di base, contro il 66% delle economie più sviluppate. Il tema delle competenze si intreccia inoltre con quello delle disuguaglianze di genere: le analisi sull’esposizione alla GenAI indicano che le donne sono circa il doppio degli uomini nelle categorie professionali più esposte a trasformazioni significative (4,7% contro 2,4% a livello globale). Nelle economie ad alto reddito, l’esposizione complessiva raggiunge il 41% per le donne, rispetto al 28% per gli uomini. 

Alle disparità in termini di connettività e competenze si affianca una marcata concentrazione delle infrastrutture tecnologiche. I Paesi più sviluppati detengono il 77% della capacità globale dei data center, mentre quelli in via di sviluppo restano sotto lo 0,1%. La competitività tecnologica dipende sempre più dall’integrazione tra infrastrutture digitali ed energetiche: oggi i data center assorbono circa 415 TWh, pari all’1,5% dei consumi elettrici globali, e potrebbero arrivare a 945 TWh entro il 2030. 

Sul piano della governance, circa tre quarti delle economie avanzate hanno adottato strategie nazionali sull’intelligenza artificiale che integrano, seppur con livelli diversi, le dimensioni digitale ed energetica. Tale quota scende a meno di un terzo nei Paesi in via di sviluppo. Inoltre, 118 Paesi – in larga parte appartenenti al Global South – risultano ancora esclusi dai principali tavoli di governance dell’IA, con il rischio che la regolazione accompagni un’innovazione concentrata geograficamente anziché favorirne una diffusione più inclusiva. 

Andrea Poggi, Deloitte

“Le opportunità offerte dalle tecnologie di frontiera sono enormi, ma persistono significative disparità nell’accesso tecnologico e nelle competenze”, ha evidenziato Andrea Poggi, Head of Public Policy & Stakeholder Relations Centre di Deloitte Central Mediterranean. “La crescita diventa duratura solo quando rafforza la produttività di imprese e territori, sostiene posti di lavoro migliori, amplia l’accesso alle opportunità e aumenta la resilienza sociale. È qui che il dialogo tra governi, imprese e società civile diventa strategico e può aiutare a indirizzare investimenti e governance verso l’inclusione, garantendo che la trasformazione tecnologica si traduca in una crescita che porti prosperità e progresso sociale più diffusi”.

Antonio Villafranca, ISPI

“Le tecnologie emergenti sono divenute centrali nella competizione geopolitica e il controllo su dati, capacità di calcolo e competenze si traduce sempre più in potere economico e strategico”, ha commentato Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca dell’ISPI. Un numero limitato di attori domina il panorama e questo ha profonde implicazioni sullo sviluppo e l’uso dell’IA, sugli incentivi per le imprese e sulla distribuzione dei benefici. L’ordine tecnologico globale rischia di diventare sempre più frammentato e ingiusto, aumentando le tensioni e la competizione geopolitica. La cooperazione internazionale è necessaria per uno sviluppo equo, etico e sostenibile delle nuove tecnologie”.

Per maggiori dettagli, consulta la notizia pubblicata da Deloitte a questo link

È possibile invece scaricare la versione integrale del paper qui: “Innovation and Emerging Technologies: from Progress to Prosperity”

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L’articolo Paper ISPI-Deloitte: le tecnologie emergenti accelerano, ma oltre 2 miliardi di persone sono ancora escluse dalla rete. proviene da Associated Medias.