Nel tentativo di contenere la crisi, Starmer ha deciso di rimuovere Olly Robbins, il più alto funzionario del Foreign Office, accusato di aver perso la fiducia del governo

Le prossime 48 ore potrebbero essere decisive per il futuro politico del primo ministro britannico Keir Starmer, travolto da una crisi senza precedenti legata alla nomina di Peter Mandelson, coinvolto nello scandalo Epstein, come ambasciatore negli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Telegraph, Mandelson non avrebbe superato il controllo di sicurezza necessario per l’incarico già nel gennaio dello scorso anno. Nonostante ciò, il Foreign Office avrebbe fatto ricorso a poteri eccezionali per aggirare il diniego e procedere comunque con la nomina.
Le accuse: Parlamento fuorviato
La vicenda mette in seria difficoltà Starmer, che nei mesi scorsi aveva assicurato che Mandelson fosse stato “autorizzato attraverso tutte le procedure previste”. Una dichiarazione ora smentita dai fatti.Il premier sostiene di non essere stato informato del fallimento del controllo di sicurezza, ma la rivelazione ha scatenato un’ondata di critiche e richieste di dimissioni da parte delle opposizioni. Secondo fonti di Downing Street, citate sempre da The Telegraph, l’ufficio del primo ministro sarebbe “furioso” con il Foreign Office per non aver segnalato la questione, esponendo Starmer al rischio di aver involontariamente fuorviato il Parlamento.
Il licenziamento di Robbins
Nel tentativo di contenere la crisi, Starmer ha deciso di rimuovere Olly Robbins, il più alto funzionario del Foreign Office, accusato di aver perso la fiducia del governo. Una mossa drastica, maturata dopo un confronto interno con la ministra degli Esteri, che però potrebbe non bastare a fermare l’escalation politica. E la situazione è descritta dagli analisti come il momento più pericoloso per la leadership del premier britannico. In appena 24 ore, quello che sembrava un caso gestibile si è trasformato in una vera e propria crisi istituzionale.
Il caso dei “Mandelson Files”, inizialmente concepito come operazione di trasparenza, si è tramutata in un boomerang politico, sollevando interrogativi su chi fosse a conoscenza del problema e su come sia stato gestito il processo decisionale. Secondo fonti di Westminster citate dal quotidiano britannico, la posizione del premier sarebbe ora estremamente fragile: non è più scontato che riesca a restare in carica fino alle prossime elezioni locali. Per sopravvivere politicamente, Starmer dovrà fornire risposte convincenti e chiarire in modo definitivo le responsabilità nella gestione della nomina. In caso contrario, la pressione politica potrebbe diventare insostenibile.
La crisi aperta dal caso Mandelson rischia così di trasformarsi in un passaggio cruciale per il futuro del governo britannico.
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