Nelle prime ore della giornata, le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno annunciato di aver abbattuto un drone da ricognizione americano MQ-1, che aveva violato lo spazio aereo sovrastante le acque territoriali

Il presidente Donald Trump ha irrigidito unilateralmente i termini della proposta di accordo quadro per porre fine alle ostilità con l’Iran, inviando il testo modificato a Teheran per una valutazione formale. La mossa, trapelata da fonti governative, punta a forzare i tempi di una trattativa giudicata troppo lenta da Washington, ma si scontra con il muro di diffidenza eretto dalla leadership della Repubblica Islamica, mentre sul campo si registra un nuovo picco di tensione militare.

Secondo quanto ricostruito dal New York Times e da Axios, Donald Trump ha richiesto esplicitamente modifiche sostanziali al testo del memorandum d’intesa, originariamente formulato grazie alla mediazione di partner internazionali tra cui il Pakistan. La frustrazione del capo della Casa Bianca deriverebbe dai tempi dilatati della risposta della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, il cui avallo finale rimane indispensabile ma logisticamente complesso da ottenere.

I dettagli degli emendamenti voluti da Trump riguardano in particolare due linee rosse strategiche: un controllo molto più stringente e dettagliato sulle modalità e le tempistiche di smaltimento delle scorte di uranio arricchito da parte dell’Iran e la ridefinizione dei passaggi relativi alla garanzia di libera navigazione nello Stretto di Hormuz. Inoltre, Trump ha espresso forti riserve sulle clausole relative allo sblocco dei fondi congelati destinati all’Iran, volendo evitare concessioni economiche preventive per non ripetere quello che ha definito l’errore commesso dall’amministrazione Obama oltre dieci anni fa.

«I negoziati procedono lentamente, ci vuole molto tempo. Non ho fretta, perché se si va di fretta non si conclude un buon affare», ha dichiarato Trump in un’intervista a Fox News, aggiungendo una dura nota di avvertimento: «Stiamo ottenendo ciò che vogliamo, e se non dovessimo ottenerlo la faccenda si concluderà in modo diverso. Abbiamo noi tutte le carte in mano, poiché li abbiamo sconfitti militarmente», facendo riferimento all’annientamento della marina e dell’aviazione iraniana nei precedenti scontri.

La reazione istituzionale dell’Iran non si è fatta attendere. Il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha gelato le aspettative occidentali di una firma imminente, chiarendo che nessun accordo verrà ratificato senza certezze assolute e riscontri tangibili sul fronte delle sanzioni. “Non abbiamo alcuna fiducia nelle dichiarazioni e nelle promesse del nemico. Il nostro unico criterio è rappresentato dai risultati concreti», ha affermato Ghalibaf durante una sessione parlamentare. «Il nemico è in una nuova fase di guerra con l’Iran attraverso la pressione economica e la propaganda mediatica per seminare discordia e costringerci a sottometterci. Noi dobbiamo mantenere l’unità, e la guida di Mojtaba Khamenei è la nostra mappa stradale».

Parallelamente allo stallo diplomatico, la tensione sul piano militare resta altissima. Nelle prime ore della giornata, le Guardie della Rivoluzione Islamica (Pasdaran) hanno annunciato di aver abbattuto un drone da ricognizione americano MQ-1, che aveva violato lo spazio aereo sovrastante le acque territoriali iraniane nel Golfo per compiere «operazioni ostili». Il velivolo sarebbe stato intercettato e distrutto dai sistemi di difesa missilistica di Teheran.

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