Bruxelles valuta il congelamento del tetto al prezzo del petrolio russo per evitare che Mosca benefici del rialzo delle quotazioni causato dalla guerra in Iran. Diverse le opzioni allo studio della Commissione europea
L’Unione europea sta valutando una possibile modifica al meccanismo che regola il tetto u
massimo al prezzo del petrolio russo. La riflessione nasce dall’impatto che la guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele sta avendo sui mercati energetici internazionali, con il prezzo del greggio in forte aumento.
Secondo indiscrezioni riportate da Bloomberg, Bruxelles starebbe prendendo in considerazione il congelamento temporaneo del cosiddetto price cap, evitando così che l’aumento delle quotazioni internazionali finisca per favorire indirettamente le entrate della Russia.
Come funziona il price cap sul greggio russo
Il sistema è stato introdotto per limitare i ricavi energetici di Mosca senza provocare gravi squilibri nell’approvvigionamento mondiale di petrolio.
La regola adottata dall’Unione europea prevede che il tetto venga aggiornato automaticamente ogni sei mesi e fissato a un livello inferiore del 15% rispetto al prezzo medio del greggio russo Urals.
Attualmente il limite è fissato a 44,10 dollari al barile. Tuttavia, a causa dell’aumento delle quotazioni internazionali, il prossimo aggiornamento previsto per luglio potrebbe portare il nuovo tetto a circa 65 dollari al barile.
Il paradosso provocato dalla crisi iraniana
L’impennata dei prezzi dell’energia causata dalle tensioni in Medio Oriente rischia di produrre un effetto opposto rispetto a quello perseguito dalle sanzioni europee.
L’obiettivo del price cap era infatti ridurre le entrate petrolifere della Russia. Se però il meccanismo automatico venisse applicato nelle attuali condizioni di mercato, Mosca potrebbe vendere il proprio petrolio a prezzi sensibilmente più elevati rispetto a quelli consentiti oggi.
Per Bruxelles si tratta di un paradosso: una misura nata per colpire il Cremlino potrebbe finire per aumentare i margini di guadagno derivanti dalle esportazioni energetiche russe.
Le opzioni allo studio della Commissione europea
Tra le soluzioni attualmente valutate dalla Commissione europea, la più rigorosa prevede il mantenimento dell’attuale soglia di 44,10 dollari al barile, impedendo qualsiasi adeguamento automatico nei prossimi mesi.
Una seconda ipotesi consiste nella sospensione temporanea del meccanismo di revisione fino alla fine dell’anno, in attesa di una maggiore stabilizzazione dei mercati energetici.
Sul tavolo c’è anche una terza possibilità: fissare il tetto a 60 dollari al barile, riallineandolo al livello concordato dal G7 nel 2022 quando il sistema delle sanzioni venne introdotto per la prima volta.
La guerra in Iran influenza i mercati globali
L’evoluzione del conflitto in Iran continua ad avere effetti significativi sul mercato petrolifero mondiale. Le tensioni nell’area del Golfo Persico e le preoccupazioni per la sicurezza dello Stretto di Hormuz hanno alimentato nuove spinte rialziste sui prezzi dell’energia.
Per questo motivo l’Unione europea è chiamata a trovare un equilibrio tra due esigenze: mantenere la pressione economica sulla Russia e, allo stesso tempo, evitare che l’instabilità internazionale renda inefficaci le sanzioni adottate negli ultimi anni.
Una decisione attesa nelle prossime settimane
La scelta definitiva potrebbe arrivare prima dell’aggiornamento previsto per luglio. Bruxelles dovrà valutare quale soluzione garantisca il miglior risultato sul piano geopolitico ed economico, tenendo conto sia dell’andamento dei mercati sia dell’obiettivo strategico di limitare le risorse finanziarie a disposizione del Cremlino.
L’esito della discussione sarà osservato con attenzione non solo dai Paesi europei, ma anche dai partner del G7 e dagli operatori energetici internazionali, in una fase in cui petrolio e sicurezza globale sono tornati a essere strettamente collegati.
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