Come una rivoluzione amministrativa cambia il rapporto con i privati al fine della valorizzazione del Patrimonio Pubblico. “L’allungamento del limite temporale diventa un agevolatore per l’attrazione di investimenti capaci di sostenere restauri complessi, riconversioni funzionali e gestioni con una visione di lungo periodo in una dimensione sociale dell’intervento del privato 

di Alessandra dal Verme, Direttore dell’Agenzia del demanio

Nell’antica Grecia il concetto del tempo si distingueva nel suo aspetto quantitativo, inteso come misurazione matematica (chrònos), dal tempo qualitativo (kairós), associato cioè a un determinato valore. In entrambe le sue accezioni, il tempo è sempre stato ed è ancora oggi parte integrante del progetto di valorizzazione del patrimonio dello Stato. Insieme allo spazio, è elemento fondamentale da considerare per la cura dei beni pubblici quali edifici storici, ex caserme, fari, case cantoniere, conventi, palazzi e complessi monumentali, diffusi in tutto il Paese e che appartengono alla collettività.

Con l’obiettivo di perseguire azioni che rafforzino il legame tra patrimonio e comunità e rispondano ai bisogni concreti dei territori nel tempo, inteso proprio come quantitativo e qualitativo, l’Agenzia del demanio, in collaborazione con il Ministero della Cultura, ha fortemente voluto una riforma volta a fare sistema per una dimensione dinamica di sviluppo culturale, sociale ed economico di beni di grande pregio storico, artistico e paesaggistico, simboli identitari delle città.

Il Direttore dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, il Presidente della Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron ETS, Iacopo Speranza, e il Presidente della Fondazione CR Firenze, Bernabò Bocca

La legge di bilancio 2024 (legge 30 dicembre 2023, n. 213) ha così previsto l’estensione della durata dei rapporti concessori o in locazione fino a 50 anni, superando il precedente limite dei 19 anni, per i soggetti privati, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro attivi nei settori della cultura, dell’ambiente, della ricerca e del sociale capaci di generare impatti duraturi di rilevante interesse. Lo Stato mantiene la proprietà del bene, che resta di tutti, e l’indirizzo, mentre privati, imprese, cooperative, fondazioni ed Enti del Terzo Settore portano capitali, competenze e progettualità, contribuendo alla creazione di valore.

L’allungamento del limite temporale diventa un agevolatore per l’attrazione di investimenti capaci di sostenere restauri complessi, riconversioni funzionali e gestioni con una visione di lungo periodo in una dimensione sociale dell’intervento del privato. Le concessioni di più lunga durata, infatti, oltre agli interventi di restauro e manutenzione — che contribuiscono a preservare nel tempo beni patrimonio dello Stato — prevedono la realizzazione di attività culturali e formative, quali mostre internazionali, festival, visite guidate, laboratori, programmi di didattica specialistica nei settori della biodiversità, del paesaggio, dell’archeologia e iniziative di formazione culturale e professionale.

L’obiettivo è creare spazi multifunzionali, accessibili e sostenibili, capaci di generare cultura, socialità e qualità urbana e partecipare alla storia del bene, alle funzioni che nel tempo assolve per giungere a identificare il bene nella missione istituzionale che l’ente privato ha il compito di svolgere. Un modello virtuoso di partnership pubblico-privato che affida alla collaborazione tra istituzioni e soggetti concessionari una responsabilità condivisa nella cura del patrimonio pubblico, favorendo interventi di lungo periodo orientati alla valorizzazione dei beni e alla loro fruizione collettiva. Non è un caso che le prime applicazioni della normativa sull’estensione a 50 anni delle concessioni riguardino Firenze e Venezia, città simbolo del patrimonio storico e artistico italiano, in contesti di straordinario pregio e valore identitario.

A Firenze si conclude oggi l’istruttoria e l’approvazione della concessione di Villa Bardini alla Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron ETS che appartiene alla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. La concessione, originariamente di 14 anni, viene prolungata fino alla durata complessiva di 50 anni, e scadrà quindi il 31 luglio 2073. L’originaria Villa Manadora, o Villa Belvedere per la splendida posizione, viene costruita nel 1641 da Gherardo Salvadori su impianto medievale preesistente di Francesco Manadori. L’edificio ricorda i “Casini di Delizia” diffusi a Firenze tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento. La Villa appartiene in seguito alle famiglie Cambiagi, Le Blanc, Mozzi e Carolath von Beuthen. Nel 1913 viene acquistata dall’antiquario fiorentino Stefano Bardini, la cui famiglia vi abita fino al 1965. Una delle caratteristiche che rende Villa Bardini un luogo unico per la sua bellezza è il “giardino dei tre giardini”, così definito dallo stesso Stefano Bardini. Si tratta di un bosco all’inglese che, con i suoi elementi esotici, rappresenta un raro esempio di giardino anglo-cinese, con la magnifica scalinata barocca e del parco agricolo, in cui ha trovato posto un nuovo frutteto e lo splendido pergolato di glicini.

In questo contesto, il progetto della Fondazione prevede la valorizzazione del parco del complesso Bardini per farne un centro di cultura, sede di attività museali e culturali. Sono previste iniziative permanenti, tra cui il percorso multimediale “Il giardino parlante di Villa Bardini”, il Centro Studi Giardini Storici e Paesaggio con biblioteca e archivio specializzati e il restauro dei manufatti architettonici lapidei nella porzione sud-orientale del Giardino; e anche iniziative culturali temporanee, tra cui mostre di rilevanza internazionale, progetti per talenti emergenti dell’arte contemporanea, festival dedicati alla lettura e al cinema, visite guidate e laboratori.

A Venezia, i Giardini Reali rappresentano il primo caso di applicazione nel febbraio 2025 della modifica normativa che consente di estendere fino a 50 anni le concessioni di beni dello Stato a istituzioni, fondazioni e associazioni senza scopo di lucro. Affidati in concessione a Venice Gardens Foundation alla fine del 2014 insieme al Padiglione dei Santi, i Giardini Reali sono stati oggetto di un intervento di risanamento e valorizzazione che nel 2019 ha restituito alla città di Venezia e al mondo un luogo iconico riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità, riconnettendolo, attraverso il recupero dello storico ponte levatoio, alle Procuratie Nuove e a Piazza San Marco. L’estensione della durata della concessione consente alla Fondazione di eseguire ulteriori interventi di manutenzione, valorizzazione e specifici restauri in seguito a nuovi ritrovamenti archivistici, con l’obiettivo di ricreare la struttura originaria degli ex Giardinetti Reali.

Lo stesso strumento è stato applicato all’Isola di San Giorgio Maggiore, dove l’estensione della concessione consente alla Fondazione Giorgio Cini, che ha restituito vita e splendore al complesso monumentale un tempo degradato da oltre un secolo di uso militare, di proseguire gli interventi di restauro, manutenzione e organizzazione degli spazi. Oggi laboratorio internazionale di cultura e ricerca, punto d’incontro tra le più autorevoli personalità del mondo artistico, scientifico e accademico, la Fondazione contribuisce a fare dell’isola un luogo di dialogo e innovazione aperto alla città e al mondo.

La svolta dell’estensione della durata dei rapporti concessori a 50 anni segna dunque una trasformazione profonda, ponendo in risalto l’elemento della fruibilità del complesso per i cittadini, la ricucitura delle relazioni con la città oltre alla valorizzazione e manutenzione del bene. Non si tratta solo di un semplice allungamento contrattuale (chrònos), ma di un cambio di paradigma tramite la collaborazione con le Istituzioni e stakeholder privati nei settori della cultura, ricerca, ambiente e sociale, e la conoscenza del bene pubblico, che permette alla comunità di comprenderne il valore nel tempo (kairós) e l’eredità che porta alle generazioni future.

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