
In Tunisia, Rached Ghannouchi, figura di spicco dell’opposizione già detenuto, è stato condannato all’ergastolo. L’ottantaquattrenne leader, insieme ad altri dirigenti del partito islamista Ennahdha, ha ricevuto martedì pene detentive comprese tra dieci anni e l’ergastolo con l’accusa di terrorismo

Le condanne continuano a colpire diversi esponenti del partito islamista Ennahda, tra cui il suo leader Rached Ghannouchi, già detenuto. Accusato di aver creato un presunto « apparato di sicurezza segreto » al servizio del partito, che ha dominato la scena politica tunisina per oltre un decennio a partire dal 2011, Ghannouchi è stato condannato martedì 2 giugno all’ergastolo, a cui si aggiungono ulteriori trent’anni di reclusione, secondo quanto riportato dai media locali e confermato dalla stessa formazione politica. Con le stesse accuse, l’ex ufficiale dell’esercito Kamel Ben Bedoui è stato a sua volta condannato all’ergastolo, con l’aggiunta di trentadue anni di carcere.
Nuove condanne e accuse di complotto: un contesto politico sempre più teso
Accusato di aver contribuito alla creazione di un presunto «apparato di sicurezza segreto» al servizio del partito, che ha dominato la scena politica tunisina dopo la rivoluzione del 2011, Ghannouchi è stato condannato all’ergastolo, a cui si aggiungono ulteriori trent’anni di carcere. Secondo i media locali e il partito Ennahda, la stessa sentenza è stata confermata dopo il nuovo verdetto. L’ex primo ministro Ali Larayedh, detenuto dal 2022 e già coinvolto in un’altra inchiesta legata al jihadismo, è stato invece condannato a quarantadue anni di prigione. Ghannouchi, dal canto suo, ha denunciato dopo la sentenza la mancanza delle condizioni minime di giustizia nel procedimento.
La stretta giudiziaria si inserisce in un clima politico segnato dal rafforzamento del presidente Kaïs Saïed, che dal 25 luglio 2021 ha progressivamente concentrato su di sé i poteri esecutivi. Opposizione e società civile denunciano un arretramento delle libertà fondamentali nel paese, culla delle rivoluzioni arabe del 2011. Il 12 maggio, la corte d’appello di Tunisi ha confermato anche le condanne a tre anni e mezzo di carcere per i giornalisti Mourad Zeghidi e Borhen Bsaies, in un caso criticato da Reporters Without Borders come un esempio di «pressione giudiziaria». I due erano stati arrestati nel 2024 per dichiarazioni ritenute critiche nei confronti del presidente. Successivamente, nuove accuse di natura finanziaria hanno riaperto il procedimento contro di loro.
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