Nuova ondata di attacchi israeliani in Libano contro obiettivi attribuiti a Hezbollah: il bilancio riferito da fonti libanesi supera i 200 morti e i mille feriti

Ancora raid israeliani sul Libano, in una delle fasi più violente delle ultime settimane lungo il fronte settentrionale. Secondo l’esercito israeliano, l’aviazione ha colpito e distrutto almeno dieci lanciarazzi di Hezbollah nel sud del Paese, indicati come le postazioni da cui sarebbero partiti gli attacchi contro il nord di Israele. Sul terreno, però, il prezzo pagato dalla popolazione civile appare altissimo.

Secondo fonti libanesi riferite alle Nazioni Unite, il bilancio degli attacchi supera i 200 morti e conta circa mille feriti, mentre numerosi dispersi sarebbero ancora sotto le macerie. A preoccupare è anche l’estensione delle aree coinvolte: gli ordini di evacuazione e i bombardamenti hanno interessato zone densamente popolate di Beirut, campi profughi, uffici delle Nazioni Unite e l’ospedale Rafik Hariri, principale struttura sanitaria pubblica del Libano.

Israele sostiene di agire per fermare i lanci di Hezbollah, che nelle stesse ore ha colpito in profondità il territorio israeliano. Le sirene sono risuonate ad Ashdod, Tel Aviv e in diverse località del centro del Paese dopo il lancio di missili dal Libano meridionale. Le difese aeree israeliane hanno intercettato i vettori e, secondo le autorità, non si registrano feriti. Resta però il segnale di un salto di intensità nello scontro, con attacchi che ormai toccano aree sempre più sensibili su entrambi i lati del confine.

Dopo i bombardamenti, si è aperto il capitolo delle reazioni politiche e diplomatiche. Le Nazioni Unite hanno ribadito che non esiste una soluzione militare alla crisi e hanno accolto con favore l’ipotesi di colloqui tra Israele e Libano. Washington si prepara a ospitare la prossima settimana un nuovo confronto tra le parti sul cessate il fuoco, anche se la partecipazione ufficiale resta ancora in bilico.

In questo quadro si inserisce anche la missione del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, atteso lunedì a Beirut, mentre da più capitali europee cresce la pressione per evitare un ulteriore allargamento del conflitto. Sul piano regionale, Teheran ha fatto sapere di considerare il rispetto della tregua in Libano un prerequisito per il buon andamento dei negoziati più ampi in corso.

Tra le reazioni più pesanti c’è anche quella arrivata dall’Iran, dove i media hanno annunciato la morte di Kamal Kharrazi, ex ministro degli Esteri iraniano e attuale presidente del Consiglio strategico per le relazioni estere. Secondo le ricostruzioni diffuse da Teheran, Kharrazi sarebbe morto per le ferite riportate in un attacco avvenuto circa dieci giorni fa contro la sua abitazione.

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