Nel frattempo l’Iran studia un sistema di autorizzazioni e pedaggi per regolare il transito nello Stretto. Sullo sfondo sanzioni e timori per l’impatto sull’economia globale
Lo Stretto di Hormuz torna al centro della tensione internazionale, con una crescente mobilitazione diplomatica per ripristinare la libera circolazione delle navi. Una coalizione di 40 Paesi, riunita su iniziativa del Regno Unito, ha sollecitato una riapertura senza condizioni del passaggio, definito essenziale per la stabilità economica globale. Parallelamente, si fa strada l’ipotesi di nuove sanzioni nei confronti dell’Iran, accusato di compromettere uno dei principali snodi energetici del pianeta.
Il blocco sta già mostrando effetti tangibili: il traffico commerciale ha subito un crollo drastico e i prezzi dell’energia registrano tensioni crescenti. Lo stretto rappresenta infatti un corridoio vitale per il trasporto di petrolio, gas naturale liquefatto e fertilizzanti, elementi chiave per l’equilibrio dei mercati e per la sicurezza alimentare di molte aree del mondo.
Sul piano politico e militare, la comunità internazionale resta divisa. Se da un lato si rafforza il fronte favorevole a misure economiche e diplomatiche, dall’altro resta per ora esclusa un’azione militare diretta. Alcuni Paesi europei, tra cui la Francia, frenano sull’uso della forza, mentre gli Stati Uniti spingono per una maggiore assunzione di responsabilità da parte degli Stati importatori di energia. Il dossier è approdato anche al Consiglio di sicurezza dell’ONU, dove emergono posizioni divergenti tra chi invoca fermezza e chi teme un’escalation.
In questo contesto, l’Italia sostiene una linea improntata al dialogo e al multilateralismo, proponendo anche l’istituzione di corridoi umanitari per garantire il transito di beni essenziali, in particolare fertilizzanti destinati ai Paesi più vulnerabili.
Nel frattempo, Teheran lavora a un nuovo quadro regolatorio per il transito nello stretto. Tra le ipotesi allo studio figurano autorizzazioni preventive per le navi e l’introduzione di un pedaggio sul modello del Canale di Suez, misura che potrebbe avere un impatto significativo sui costi del commercio marittimo.
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