La doppia esclusione del film su Giulio Regeni dai finanziamenti pubblici solleva dubbi sul sistema di valutazione del Ministero
La vicenda del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” si trasforma in un caso politico che mette sotto pressione i meccanismi di selezione dei finanziamenti pubblici al settore audiovisivo. Dopo essere stato respinto due volte dalla Commissione incaricata di assegnare i contributi selettivi del Ministero della Cultura, il progetto torna al centro del dibattito, alimentando interrogativi sull’efficacia e sull’equilibrio dei criteri adottati.
La possibilità di un recupero non è però esclusa. L’opera potrebbe ottenere sostegno attraverso il tax credit, uno strumento alternativo già attivato dai produttori e attualmente in fase di esame, anche se le risorse disponibili risultano ridotte rispetto al passato.
Intervenuto alla Camera per chiarire la posizione del governo, il ministro Alessandro Giuli ha preso le distanze dalle valutazioni espresse dalla Commissione, pur ribadendo l’autonomia dell’organo tecnico. Nessuna censura, ha sottolineato, ma una decisione che il Ministero non può modificare senza compromettere il principio di indipendenza delle procedure.
Nel frattempo, l’esecutivo sembra intenzionato a intervenire sul sistema. Si fa strada l’ipotesi di una revisione complessiva delle commissioni, mentre cresce la pressione per un passo indietro da parte degli esperti che hanno firmato le bocciature. Un segnale, nelle intenzioni, per ristabilire fiducia in un meccanismo che, in questo caso, appare incrinato.
Il caso Regeni non è isolato. Anche altre esclusioni eccellenti, come quella legata all’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, contribuiscono ad alimentare il malcontento nel settore e a rafforzare la percezione di scelte difficili da comprendere.
Intanto il documentario prosegue il suo percorso fuori dai circuiti di finanziamento pubblico. Dopo le prime proiezioni, tornerà nelle sale italiane e sarà presentato in numerosi contesti accademici, fino ad approdare al Parlamento europeo.
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