Violenti raid israeliani colpiscono la capitale libanese causando oltre 250 vittime. Trump riduce l’attacco a una “scaramuccia”, ma avverte: le forze Usa resteranno
Un attacco aereo di vasta portata ha colpito Beirut, trasformando in pochi minuti interi quartieri in un paesaggio di distruzione. Le bombe israeliane hanno investito sia aree residenziali sia zone commerciali affollate, tra cui la corniche Mazraa, una delle arterie più frequentate della capitale. Il bilancio provvisorio parla di almeno 250 morti e centinaia di feriti, con ambulanze e squadre di soccorso impegnate senza sosta tra edifici in fiamme e auto carbonizzate.
L’offensiva arriva in un momento cruciale, coincidente con l’avvio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, già messo a dura prova. Secondo Washington, il Libano non rientrerebbe pienamente nell’intesa a causa del coinvolgimento di Hezbollah, posizione contestata da Teheran che parla invece di una violazione grave degli accordi.
Il presidente statunitense Donald Trump ha adottato un tono che ha suscitato reazioni contrastanti. Pur riconoscendo la gravità del contesto, ha definito i bombardamenti una “scaramuccia”, sostenendo che rientrerebbero nella dinamica dell’intesa. Allo stesso tempo, ha ribadito che la presenza militare americana nell’area resterà invariata fino al raggiungimento di un accordo “reale e rispettato”.
Le dichiarazioni del presidente si fanno però più dure quando si guarda agli sviluppi futuri: Trump ha infatti avvertito che, qualora gli impegni venissero disattesi, gli Stati Uniti sono pronti a lanciare “l’attacco più massiccio mai visto”, evocando un possibile salto di scala nel conflitto.
Sul terreno, la situazione resta estremamente tesa. Tra le vittime figura anche Ali Yosef Kharshi, stretto collaboratore del leader di Hezbollah, ucciso in uno dei raid. Intanto, si registra anche un episodio che coinvolge direttamente la comunità internazionale: un mezzo della missione Unifil, con presenza italiana, è stato colpito dal fuoco israeliano.
Le reazioni non si sono fatte attendere. La Francia ha condannato con fermezza i bombardamenti, definendoli inaccettabili e pericolosi per la stabilità regionale, mentre le Nazioni Unite parlano di una minaccia concreta agli sforzi di pace. La Cina, dal canto suo, insiste sulla necessità di una soluzione diplomatica e di un cessate il fuoco esteso.
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