Nel suo viaggio apostolico in Africa, Papa Leone XIV rilancia un forte messaggio contro guerre e ingiustizie. Le sue parole provocano la dura reazione di Donald Trump, che lo accusa di non comprendere la minaccia iraniana
Il viaggio di Papa Leone XIV in Africa si apre con un messaggio chiaro e universale: la condanna della guerra e delle ingiustizie come ferite profonde dell’umani
tà. La visita, che tocca Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, rappresenta il terzo viaggio del Pontificato e si muove tra temi cruciali come la pace, il dialogo tra religioni e il ruolo delle comunità locali in contesti segnati da fragilità e contraddizioni.
Prima tappa ad Annaba, l’antica Ippona di Sant’Agostino, dove il Pontefice ha scelto luoghi simbolici per rilanciare il suo appello. Durante l’incontro con le Piccole Sorelle dei Poveri e nella successiva celebrazione nella Basilica dedicata al santo, Leone XIV ha insistito su un’immagine forte: quella di un Dio “straziato dalle guerre, dalle violenze e dalle menzogne”, ma vicino agli ultimi, agli umili e a chi costruisce ogni giorno relazioni di fraternità.
Un messaggio che si inserisce in un contesto internazionale particolarmente teso. Dall’aereo diretto in Africa, il Papa ha ribadito l’intenzione di continuare a parlare contro ogni conflitto, sottolineando che la pace non è un’utopia ma una possibilità concreta, anche nei momenti più difficili. Nella sua omelia, ha invitato a non cedere al fatalismo: la storia, ha detto, può cambiare.
Le parole del Pontefice hanno suscitato una nuova reazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha criticato apertamente la sua posizione sul conflitto con l’Iran. In dichiarazioni rilasciate alla stampa e sui social, Trump ha sostenuto che il Papa “non capisce cosa sta succedendo”, accusandolo di sottovalutare la minaccia rappresentata da Teheran.
In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth, il presidente americano ha infatti rincarato i toni: ha invitato qualcuno a “dire al Papa” che l’Iran avrebbe ucciso decine di migliaia di manifestanti innocenti negli ultimi mesi e ha ribadito che il possesso di armi nucleari da parte di Teheran sarebbe “assolutamente inaccettabile”, chiudendo con il suo slogan politico.
Intanto, il viaggio africano prosegue tra incontri istituzionali, momenti di dialogo interreligioso e gesti simbolici, come la piantumazione di un ulivo come segno di pace.
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