La Camera dei deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile, che passa ora all’esame del Senato. Il provvedimento punta a reintrodurre la produzione di energia nucleare in Italia attraverso tecnologie di nuova generazione
La Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega dedicato all’energia nucleare sostenibile, approvato con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astensioni. Dopo il passaggio a Montecitorio, il testo proseguirà il proprio iter parlamentare al Senato.
L’iniziativa, promossa dal Governo nell’autunno del 2025, mira a costruire un quadro normativo che consenta all’Italia di valutare e sviluppare una nuova stagione del nucleare, facendo leva su tecnologie considerate più moderne e sicure rispetto a quelle utilizzate in passato.
Secondo l’Esecutivo, il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale richiede una maggiore diversificazione delle fonti e una riduzione della dipendenza dall’estero. In questa strategia, il nucleare viene individuato come una fonte capace di garantire una produzione continua e programmabile di elettricità, complementare alle energie rinnovabili.
Il provvedimento prevede una netta separazione rispetto alle centrali nucleari storiche, destinate alla dismissione salvo eventuali progetti di riconversione. L’attenzione è rivolta soprattutto agli Small Modular Reactor (SMR), piccoli reattori modulari, e agli Advanced Modular Reactor (AMR), sistemi di quarta generazione progettati per offrire elevati standard di sicurezza, maggiore flessibilità operativa e tempi di realizzazione più contenuti.
Attraverso la delega legislativa, il Governo sarà chiamato a emanare entro un anno una serie di decreti attuativi per regolamentare l’intera filiera del nucleare sostenibile. Le norme riguarderanno la produzione di energia, la gestione e il riprocessamento del combustibile, il trattamento dei rifiuti radioattivi e la disattivazione degli impianti esistenti.
Tra gli aspetti previsti figurano anche la definizione di un programma nazionale per lo sviluppo dell’energia nucleare, la disciplina delle attività di ricerca e sperimentazione, la costruzione di nuovi impianti e la formazione di personale specializzato, dai tecnici agli ingegneri fino ai ricercatori.
Una delle novità più rilevanti introdotte durante l’esame parlamentare riguarda inoltre la possibilità per i Comuni di candidarsi volontariamente a ospitare sul proprio territorio le future infrastrutture nucleari, aprendo la strada a un modello basato sull’adesione locale anziché sull’individuazione centralizzata dei siti.
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