Attimi di tensione prima del lancio di Artemis II: risolto un problema al sistema di autodistruzione, mentre la NASA monitora una batteria surriscaldata

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INIZIA IL CONTO ALLA ROVESCIA PER IL LANCIO DELLA MISSIONE ARTEMIS II DELLA NASA LET’S GO STRISCIONE IL RAZZO SPACE LAUNCH SYSTEM (SLS) DELLA NASA PER LA MISSIONE ARTEMIS II

La missione Artemis II ha vissuto momenti di forte apprensione nelle ore immediatamente precedenti al decollo. Il razzo della NASA, destinato a riportare esseri umani in prossimità della Luna dopo decenni, ha registrato alcune anomalie tecniche che hanno richiesto interventi immediati da parte degli ingegneri.

Un primo problema ha riguardato le comunicazioni tra la capsula e il centro di controllo, creando preoccupazione per alcuni minuti. I tecnici sono riusciti a intervenire tempestivamente, ripristinando il corretto funzionamento dei sistemi. Tuttavia, un’ulteriore criticità legata al surriscaldamento di una batteria ha continuato a tenere impegnati gli esperti fino alle ultime fasi del conto alla rovescia.

Il malfunzionamento del sistema di sicurezza

Tra le anomalie più delicate emerse prima del lancio, una ha coinvolto il cosiddetto “flight termination system”, il meccanismo che consente di distruggere il razzo da remoto in caso di perdita di controllo.

Questo sistema rappresenta una misura di sicurezza fondamentale, pensata per evitare rischi alla popolazione qualora il vettore deviasse dalla traiettoria prevista. Per alcuni minuti si è temuto che il comando non fosse attivabile dalla Terra, rendendo impossibile intervenire in caso di emergenza.

Fortunatamente, il guasto è stato risolto rapidamente e il sistema è tornato operativo, permettendo di proseguire con le operazioni di lancio.

Gli astronauti pronti a bordo della capsula Orion

Nel frattempo, l’equipaggio si è già posizionato all’interno della capsula Orion, con il portellone chiuso e le procedure finali completate.

I quattro astronauti – tre statunitensi e un canadese – affronteranno una missione che non prevede l’allunaggio, ma un viaggio attorno alla Luna. Il percorso li porterà a sorvolare il lato nascosto del satellite, spingendosi fino a oltre 400mila chilometri dalla Terra prima del rientro previsto dopo circa dieci giorni.

Un ritorno storico nello spazio profondo

Questa missione rappresenta un passaggio cruciale nel programma Artemis. Pur senza prevedere un atterraggio, segna il ritorno dell’uomo nelle vicinanze della Luna dopo oltre mezzo secolo dalle missioni Apollo.

Gli astronauti raggiungeranno una distanza dalla Terra che non veniva toccata dagli anni Settanta, confermando il valore simbolico e scientifico dell’impresa. Inoltre, avranno l’opportunità di osservare e fotografare il lato nascosto del satellite, una regione ancora poco documentata dalle missioni con equipaggio umano.

Tecnologia, rischi e sfide ancora aperte

Nonostante i progressi tecnologici, il programma Artemis continua a confrontarsi con criticità tecniche e scelte discusse. Tra i punti più delicati c’è lo scudo termico della capsula Orion, già oggetto di osservazioni dopo il test del 2022, quando aveva mostrato segni di usura superiori alle attese.

Per questa missione, la NASA ha optato per modificare la traiettoria di rientro, riducendo l’angolo di ingresso nell’atmosfera. Una decisione che, secondo alcuni esperti, potrebbe comportare rischi aggiuntivi.

Anche il razzo SLS, costruito in parte con componenti derivati dagli Space Shuttle, è stato al centro di critiche e rinvii, soprattutto per problemi legati al carburante emersi nelle fasi finali di preparazione.

Un equipaggio simbolo di una nuova era spaziale

I quattro astronauti selezionati rappresentano una nuova generazione dell’esplorazione spaziale. Guidati dal comandante Reid Wiseman, saranno affiancati da Victor Glover, Christina Koch e dal canadese Jeremy Hansen.

La composizione del gruppo riflette un cambiamento culturale rispetto al passato, con una maggiore attenzione alla diversità e all’esperienza multidisciplinare. La stessa Koch detiene il record femminile di permanenza nello spazio, mentre Glover è stato il primo astronauta afroamericano a partecipare a una missione di lunga durata in orbita.

Verso il ritorno sulla Luna nel 2028

Artemis II rappresenta un passaggio fondamentale verso l’obiettivo finale del programma: riportare l’uomo sulla superficie lunare entro il 2028.

Dopo il volo di prova senza equipaggio del 2022, questa missione servirà a validare i sistemi in condizioni reali, confermando la capacità della NASA di affrontare nuovamente missioni nello spazio profondo.

In un contesto internazionale sempre più competitivo, con la Cina pronta a puntare al Polo Sud lunare entro il 2030, il successo di Artemis II assume un valore strategico oltre che scientifico.

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