Un attacco informatico culminato tra gennaio e febbraio ha colpito le Gallerie degli Uffizi, dopo mesi di accessi silenziosi alla rete. Scattano contromisure drastiche, tra cui il trasferimento delle opere più preziose
Un attacco hacker sviluppatosi nel tempo e culminato tra gennaio e febbraio ha colpito le Gallerie degli Uffizi, compromettendo i sistemi informatici del complesso museale fiorentino. L’intrusione, secondo le ricostruzioni, sarebbe iniziata mesi prima, consentendo agli autori di muoversi indisturbati all’interno della rete e di sottrarre progressivamente dati sensibili.
I pirati informatici sarebbero riusciti ad accedere a una vasta gamma di informazioni, dall’archivio fotografico ai sistemi tecnici interni. Tra i dati sottratti figurano password, codici di accesso, mappe dettagliate degli edifici, percorsi di servizio e indicazioni sulla posizione di telecamere e sensori. Un patrimonio informativo che, se utilizzato impropriamente, potrebbe facilitare movimenti mirati all’interno delle strutture museali.
Di fronte alla gravità della violazione, la direzione ha adottato misure immediate: una porzione di Palazzo Pitti è stata chiusa al pubblico senza una data di riapertura, mentre i beni più preziosi del Tesoro dei Granduchi sono stati trasferiti nei caveau della Banca d’Italia. In alcuni casi si è arrivati anche a sigillare fisicamente accessi e uscite di sicurezza.
L’accesso iniziale sarebbe avvenuto attraverso una vulnerabilità nel sistema che gestisce le immagini a bassa risoluzione disponibili online. Da quel punto, gli hacker avrebbero ampliato progressivamente il controllo sulla rete fino al blocco dei servizi amministrativi registrato tra gennaio e febbraio.
Secondo quanto emerso, sarebbe stata avanzata anche una richiesta di riscatto, con la minaccia di pubblicare i dati sottratti sul dark web. Sulla vicenda indagano la procura, la polizia postale e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, impegnate a chiarire dinamica e responsabilità dell’attacco.
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