
Nel pieno di una nuova crisi energetica globale, almeno 45 Paesi si riuniscono in Colombia per discutere strategie concrete di abbandono dei combustibili fossili
La città caraibica di Santa Marta si prepara a diventare il centro di un confronto internazionale cruciale sul futuro dell’energia. Almeno 45 Paesi parteciperanno a una conferenza dedicata alla transizione dai combustibili fossili, responsabili principali del cambiamento climatico ma anche sempre più al centro di tensioni geopolitiche.
L’incontro si svolge in un momento particolarmente delicato. Le recenti crisi in Medio Oriente hanno innescato un nuovo shock petrolifero, riportando in primo piano la fragilità di un sistema energetico ancora fortemente dipendente da petrolio e gas. L’instabilità dei prezzi e i rischi per le forniture stanno spingendo molti governi a riconsiderare con urgenza le proprie strategie.
Il tema della sovranità energetica emerge con forza nel dibattito. Ridurre la dipendenza dalle fonti fossili significa, per molti Paesi, sottrarsi a dinamiche internazionali spesso imprevedibili e a equilibri politici difficili da controllare. La transizione verso energie rinnovabili viene quindi letta non solo come una necessità ambientale, ma anche come una scelta strategica per rafforzare l’autonomia nazionale.
La conferenza di Santa Marta si propone di individuare percorsi concreti per accelerare questo cambiamento, favorendo la cooperazione tra Stati con esigenze e livelli di sviluppo differenti. Tra i partecipanti figurano sia economie avanzate sia Paesi emergenti, alcuni dei quali ancora fortemente legati alla produzione e all’esportazione di idrocarburi.
L’obiettivo è costruire una piattaforma di dialogo più efficace rispetto ai tradizionali negoziati multilaterali, spesso rallentati da divergenze politiche. In gioco non c’è soltanto la riduzione delle emissioni, ma la ridefinizione degli equilibri economici globali.
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