Svolta nelle indagini sulla strage di Amendolara. Due cittadini pakistani fermati per l’omicidio di quattro braccianti agricoli trovati carbonizzati in Calabria. Meloni: “L’Italia non arretra davanti alla violenza”
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sulla strage di Amendolara, in Calabria, dove quattro lavoratori agricoli sono stati
uccisi e successivamente dati alle fiamme all’interno di un minivan.
Attraverso un messaggio pubblicato sui social, la premier ha definito l’accaduto un episodio di estrema gravità, esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto dagli investigatori che ha portato in tempi rapidi all’individuazione dei presunti responsabili.
Secondo Meloni, lo Stato deve garantire una risposta ferma davanti a episodi di tale violenza. La presidente del Consiglio ha sottolineato la necessità di accertare ogni responsabilità e assicurare alla giustizia tutti coloro che hanno preso parte al delitto.
Le indagini e i primi fermi
La svolta nell’inchiesta è arrivata a poche ore dal ritrovamento dei corpi. Due cittadini pakistani sono stati fermati dalla Polizia di Stato con l’accusa di essere coinvolti nell’omicidio dei quattro connazionali.
Gli arresti sono stati eseguiti a Villapiana, nel Cosentino, dopo un’attività investigativa coordinata dalla Procura di Castrovillari. Fondamentale si è rivelata l’analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti nell’area e la raccolta di diverse testimonianze.
Gli inquirenti ritengono che le vittime siano state uccise prima che il mezzo venisse incendiato lungo la Statale 106 Jonica, nei pressi di un distributore di carburante ad Amendolara.
Il procuratore: “Una risposta immediata dello Stato”
Il procuratore capo di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha parlato di un fatto di eccezionale gravità sia per il numero delle vittime sia per la brutalità delle modalità con cui sarebbe stato commesso.
Il magistrato ha però evidenziato la rapidità dell’intervento investigativo, sottolineando come l’individuazione dei sospettati in poche ore rappresenti un segnale importante di presenza dello Stato sul territorio.
D’Alessio ha inoltre elogiato il lavoro svolto dalla Squadra Mobile di Cosenza e dagli investigatori impegnati nell’inchiesta, evidenziandone la professionalità in un contesto operativo particolarmente complesso.
Chi erano le vittime
I quattro uomini uccisi lavoravano come braccianti agricoli nelle campagne della Sibaritide. Secondo quanto emerso dalle indagini, si stavano spostando verso la zona del Metapontino, in Basilicata, quando sono stati intercettati dai loro aggressori.
Le autorità stanno ricostruendo le ultime ore di vita delle vittime e il contesto in cui sarebbe maturato il delitto, senza escludere collegamenti con dinamiche legate allo sfruttamento della manodopera agricola e al controllo dei lavoratori migranti.
Un caso che scuote il Paese
La strage di Amendolara ha suscitato forte indignazione a livello nazionale e ha riacceso l’attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro di molti migranti impiegati nel settore agricolo.
Mentre l’inchiesta prosegue per chiarire il movente e verificare l’eventuale coinvolgimento di altre persone, il caso è destinato ad alimentare il dibattito politico e sociale sul contrasto al caporalato, allo sfruttamento lavorativo e alla criminalità che opera nelle campagne del Mezzogiorno.
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